Nomadi o sedentari
Migrazioni, transumanze, ciclici percorsi carovanieri. Il nomadismo si confonde con il movimento infinito del cosmo e ha per cammino tutti i cammini. Il viaggio nomade? Un punto di partenza perenne che non conosce radicate convinzioni se non la responsabile scelta di sopravvivere. Un’esistenza costruita sull’esperienza che non può essere vissuta solamente guardando avanti. E che non dobbiamo credere sia sinonimo di un vagare senza meta. Perché, al contrario, ogni transumanza è un viaggio organizzato con regole inflessibili. Come sosteneva Bruce Chatwin: “la migrazione è moralità, in quanto senza movimento gli animali, privati dei loro ciclici pascoli, morirebbero”. Un percorso stagionale, una tenda e poche cose, mai superflue: quel poco di cibo e di acqua che possono essere contenuti nel palmo di una mano. Essenziale e vitale, regolato ed imprevisto è il cammino di un nomade. Sia esso fisico o intellettuale.
Non è forse nomade il pensiero umano, che non termina mai il suo viaggio, che con curiosità e spirito di conoscenza segue un percorso d’istinto e di riflessiva coscienza? Se sedentaria è la vita che conduciamo (casa, lavoro e mille bagagli inutili), errante può essere invece il nostro immaginario. Perché stanziali sono quelle menti che si fanno imbrigliare da radicate, presunte verità. Ma se rifiutare i luoghi comuni, le facili illusioni, i pregiudizi consolidati e le forme ideologiche indiscusse significa allevare uno “spirito nomade”; nello stesso modo intraprendere percorsi velleitari, indecifrabili, infruttuosi e privi di solide e sagge regole è da “sedentari visionari”. Il pastore errante conosce la sua meta ed alleva la sua cultura tra pascoli di ancestrale esperienza e miraggi di inaspettata intraprendenza.
Lasciamo che il nomadismo non sia un fenomeno limitato a coloro che materialmente conducono una vita di transumanza. Vaghiamo alla ricerca di nuovi orizzonti liberi da frontiere culturali e, per ritrovare un giorno le nostre tracce, eleggiamo a nostri punti cardinali umani valori. Come le stelle nelle notti sahariane indicano alla carovana rotte millenarie, ancoriamoci a saldi principi etici.
E come accade al nomade lasciamo che la nostra ricchezza sia la libertà.
Michela Manservisi |